Sfide della Provincia d’Inghilterra

Posted el 23 May, 2019

Sapevate che nella Provincia d’Inghilterra guardano al futuro prossimo pieni di speranza e confidando che con l’aiuto di Dio e la collaborazione di tutti, il domani sarà più ospedaliero?

Mi chiamo María Lourdes Sanz e dallo scorso mese di novembre sono la Superiora provinciale della Provincia di Inghilterra di Suore Ospedaliere. Sono nata a Pamplona (Navarra, Spagna) nel 1955 e sono entrata nella congregazione nel 1972, qui in Inghilterra, dove ho svolto i miei studi professionali, anche se la maggior parte della mia vita ospedaliera l’ho trascorsa in Ghana (Africa).

Il 2018, anno di importanti eventi congregazionali, capitoli generali e provinciali, è stato senza dubbio segnato dallo studio, dalla riflessione e dalla preghiera, e quest’ultima è stata l’anello di unione dell’intera Comunità Ospedaliera. Credo che in tutte le province si sia vissuto un periodo di aspettative verso cambiamenti innovativi che senza dubbio ci aiuteranno a rendere i nostri servizi ogni volta più completi, sempre contrassegnati dalla nostra Identità Ospedaliera.

Principali sfide e desideri per i prossimi anni

In linea con il Capitolo generale della Congregazione, durante il nostro ultimo Capitolo Provinciale abbiamo scelto di lavorare seguendo determinate priorità nei prossimi tre anni. Abbiamo quindi identificato quattro sfide principali, in sintonia con il lavoro realizzato nelle nostre comunità:

  1. Portare a termine il processo di ristrutturazione della Provincia con tutto ciò che comporta. Riflessione e studio personale affinché la ristrutturazione parta dalla nostra stessa congregazione ospedaliera.
  2. Cambiare la struttura giuridica, con la quale manterremmo il nostro stato di charity di fronte alla necessità di cercare altre possibilità che siano vantaggiose per la nostra situazione.
  3. Lavorare per l’integrazione dei collaboratori, promuovere la formazione in Identità e Cultura Ospedaliera.
  4. Impegnarci a sviluppare la pastorale vocazionale, soprattutto rispetto alle nostre presenze in Africa dove le circostanze non sono tanto avverse.

Guardiamo al futuro prossimo pieni di speranza e confidando che, con l’aiuto di tutti, il domani sarà più ospedaliero.

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