Intervista a Suor Geovanna Maribel Vásquez Peralvo

Posted el 20 jul, 2012

1. Come è nata in te la vocazione religiosa?

La vocazione alla vita religiosa mi è nata quando ero piccola. Ero solita partecipare, fin da bambina, ad un gruppo di preghiera. In questo gruppo, lodavamo e benedivamo il Signore. Mi piaceva molto partecipare e, fin da quella età, iniziai ad amare Gesù. Un giorno, il nostro gruppo alloggiò in un collegio religioso e quando vidi alcune suore chiesi a mia zia chi fossero. Mi disse che erano le spose di Gesù e, da quel momento, avvertì il desiderio di voler essere la sposa del Signore.

2. Come avvenne il tuo primo incontro con la Congregazione delle Suore Ospitaliere?

Continuando con la storia, crebbi e mi diplomai al collegio ma non sapevo cosa fare. Mi piaceva la psicologia ma, allo stesso tempo, continuava in me il desiderio di essere sposa di Gesù, ma non ne ero certa; inoltre, ai miei genitori non gli piaceva l’idea che studiassi psicologia e meno che meno che diventassi una religiosa. Essi volevano che studiassi contabilità, amministrazione d’azienda o qualche carriera simile. Siccome non sapevo che cosa fare, decisi per il momento di continuare a studiare nello stesso collegio per un altro anno. Dopo di che, mi misi a lavorare, grazie ad una cugina che lavorava alla Clinica Guadalupe delle Suore Ospitaliere (Quito). Andai a lavorare lì.

Il lavoro con i malati mentali mi colpì, poiché prima di iniziare a lavorare non avevo mai avuto alcun contatto con questo tipo di pazienti. Mi iniziò a piacere il poterli accompagnare, aiutarli, curarli. Lavorai nella clinica per due anni e mezzo. In questo periodo sentivo che il Signore mi chiamava a seguirlo attraverso il carisma ospitaliero, per cui decisi di iniziare un percorso di discernimento con una suora e dopo un pò di tempo entrai nella Congregazione.

3. Illustraci alcuni elementi che consideri significativi nel tuo percorso di religiosa a partire dal tuo ingresso nella Congregazione ad oggi.

Gli elementi significativi che considero importanti dal mio ingresso nella Congregazione sono:

Nel mio percorso da religiosa è stato ed è la conoscenza profonda e l’innamoramento sempre maggiore per Gesù, unico centro della mia vita. Per giungere a ciò, vi è stato un percorso nel quale mi è stato di grande aiuto l’incontro con Lui attraverso la preghiera e l’aiuto delle mie formatrici, gli strumenti fornitemi e lo stesso percorso formativo.

Il percorso formativo: fin dal mio ingresso, sono stata aiutata a crescere in tutte le dimensioni (umana, cristiana, tecnica, ecclesiale, psicologica, carismatica, ecc.). Questa formazione l’ho ricevuta sia a scuola che a casa, come anche gli studi religiosi, l’università, i seminari e, di conseguenza, la stessa vita quotidiana: con le mie sorelle della comunità, i malati, i collaboratori, i familiari, ecc. Insomma, tutto mi ha aiutato a crescere come persona, cristiana e ospitaliera.

All’interno del mio percorso formativo, anche il mio percorso personale è stato significativo, fin dalla mia entrata, perché mi ha aiutato a conoscermi, accettarmi e valorizzarmi come sono e a potenziare i doni che Dio mi ha dato per trasmetterli agli altri.

Ma anche condividere la mia vita con i malati è stato importante per il mio percorso religioso, poiché, invece di essere io a dare loro, erano loro a dare molto a me, con il loro modo di essere, di darsi senza riserve e, nonostante i loro limiti mentali e/o fisici, vivono in gratitudine e allegria. Per questo, dico sempre che sono loro ad insegnarmi ad essere grata alla vita.

4. Come stai vivendo questo momento così importante della tua vita?

Lo vivo con gioia, gratitudine, con tutto ciò che mi è stato dato e con la fede che Gesù è con me. Così come mi ha chiamato un giorno, oggi mi continua a chiamare e a sostenere con la Sua grazia e sapendo che gli offro totalmente la mia vita, egli continuerà a camminare con me.

5. Che significa per te questa professione perpetua?

La professione perpetua significa ratificare me stessa innanzi alla chiamata che Gesù mi fece un giorno: “Vieni e seguimi”.

6. Cosa consiglieresti alle giovani che in questo momento stanno pensando a quale strada prendere nella vita?

Io gli consiglierei di prendere tempo per pensare a ciò che le appassiona veramente, a ciò che un giorno sognavano di essere e che si sforzino di realizzarlo. Per giungere alla meta bisogna passare attraverso ostacoli, ma la meta stessa sarà la ricompensa.

Gli direi anche che dipende dalle circostanze, che prima di scegliere un percorso si fermino a vedere se vi sono altre opzioni di vita nelle quali si possano sentire realizzate.

Ma, soprattutto, che la cosa più bella dell’essere umano è scoprire che c’è qualcuno che vi ama per quello che siete e che vi è sempre accanto, che questo grande amico vi invita a scoprire il dono meraviglioso di donarsi agli altri per amore. Che “non abbiano paura”, come diceva il nostro amato Papa Giovanni Paolo II, ma che si arrischino ad amare, perché mai saranno defraudate, anzi si guadagna il 101%.

Gli direi anche che non smettano di ascoltare l’invito che gli rivolge Gesù, di lasciare tutto per Lui e seguirlo nella vocazione d’amore e offerta, che sia attraverso il matrimonio, il sacerdozio o, perché no la vita consacrata?

7. Alle postulanti e novizie?

Gli dico che io sono felice di essere un’ospitaliera. Confesso che mi costò lasciare la mia famiglia, il lavoro, il paese, ma è stata ben più grande la gioia di seguire Gesù Cristo e, sebbene nel mio percorso formativo ho avuto dei momenti bui, maggiori sono stati i momenti di gioia nella mia vocazione religiosa ospitaliera.

8. Che sfide ha la Congregazione nel tuo paese di origine?

La Congregazione è presente in America da 63 anni e numerose suore ospitaliere hanno lavorato molto per il bene dei malati mentali. Ma vi sono ancora molti malati in Ecuador che sono senza un’assistenza psichiatrica adeguata, per cui è importante continuare a lavorare per dare risposta a queste necessità.

Un’altra sfida è la pastorale vocazionale; se desideriamo che il nostro carisma continui è importante continuare a lavorare per far conoscere la nostra Congregazione alle giovani che sentono il desiderio di seguire Gesù attraverso il nostro carisma di misericordia. Allo stesso modo, è importante continuare a promuovere il lavoro sull’identità ospitaliera per i collaboratori e volontari affinché essi si identifichino ogni giorno di più con i nostri valori.

9. All’interno della comunità ospitaliera, qual è il tuo specifico contributo come consacrata?

Il mio contributo all’interno della comunità è quello di sentirmi inviata da Dio che si è fidato di me e mi ha amato tanto, nonostante i miei limiti e qualità, e mi ha chiamata a seguirlo per essere strumento del Suo amore e misericordia per le persone che soffrono.